La responsabilità medica nella mia vita, nel nuovo progetto di Utet

La responsabilità medica nella mia vita, nel nuovo progetto di Utet

Avv. Nicola Todeschini Senza categoria

Finalmente la nuova edizione dell’opera che tanto ci ha impegnati, in tema di responsabilità medica, uscita nel 2016, sta prendendo corpo. La prima edizione è stata un successo oltre ogni aspettativa.
Ho l’onore di curare nuovamente la direzione dell’opera, che uscirà nel 2019, ma anche di redigere molti contributi che vi prenderanno parte, è una grande soddisfazione per me che Utet ne sia entusiasta.
Oggi affilo la tastiera sul prima capitolo, che vorrei fosse la sintesi del mio pensiero in argomento: darà fastidio alle lobby, e ne sono orgoglioso, ma non è tutto qua.
Studio l’argomento ormai da vent’anni, dalla tesi di laurea, scrivo quindi di vent’anni della mia vita, anche professionale, me ne rendo conto quando vedo che le dita corrono sulla tastiera ansiose, spero anche con profitto, lo decideranno i lettori.
Racconta vent’anni nei quali ho incontrato migliaia di persone, di casi, ho assistito al fallimento, alla rinascita; alcune persone che si sono rivolte a me non ci sono più, prima di andarsene hanno saputo lasciarmi un sorriso di straordinaria dignità, certe che per la loro “giustizia” avrei fatto tutto quello che potevo. Mi hanno lasciato però, accanto alla soddisfazione, immensa, di essere stato scelto per un compito così importante, anche il peso di un’enorme responsabilità, che determina ferite profonde, nodi irrisolti; le loro richieste a volte ancora mi perseguitano, avrei voluto poterle soddisfare prima.
Un magistrato che si è rivolto a me, dopo aver letto la prima edizione, perché affrontassi il caso della sua mamma, poi scomparsa, mi ha scritto più o meno così: “ho letto il Suo libro, finalmente ho visto un percorso, una traccia, un’inclinazione che percorre i Suoi studi, per questo mi rivolgo a Lei”.
Ecco, affronto questo lavoro, grazie anche al contributo fondamentale di tutti gli altri straordinari autori, nella consapevolezza che quella traccia in me è inesauribile, è l’unica dote che forse, ma lo dico con timore, possiedo


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