Da Corona a Schettino: perché essere intransigenti con i vili e gli ignavi

Da Corona a Schettino: perché essere intransigenti con i vili e gli ignavi

Avv. Nicola Todeschini Riparazione dei torti

All’indomani della condanna a sedici anni inflitta al Comandante Schettino e suggestionati dal fiume di parole, in favore invece di Fabrizio Corona, che hanno preceduto la sentenza della Costa Concordia tessendo un parallelismo ardito, vorrei spendere due parole sui “vili“, protagonisti di queste vicende, e sugli “ignavi“, che li circondano colpevoli.

Vi chiederete perché, anzi tutto, Schettino e Corona dovrebbero essere accomunati: lo sono perché figli, entrambi, di un certo tipo di uomo moderno altezzoso, arrogante, assai poco virile e, al momento della verità, vile, senza dignità, sprezzante delle regole.

Per un comandante che abbandona la nave dopo aver fatto lo spaccone con la biondina di turno, lasciando al loro triste destino i passeggeri che credevano d’esser in buone mani, c’è un paparazzo scadente pronto a dare tutto, ed in tutti i sensi, a lascivi protagonisti del mondo dello spettacolo, di qualunque sesso, e sfidare, come -lui credeva- novello eroe, addirittura la giustizia prendendosene beffe.

Ma quando si è presentato in Tribunale con la sua ridicola scollatura, nemmeno fosse Belen, e subito dopo si è presentato in mutande sul terrazzo di casa per urlare al mondo intero che lui, il Golia de noialtri, avrebbe tratto solo ricchezza e successo dall’azione stolta della magistratura, aveva già le lacrime pronte, come quando è stato riacciuffato dopo essere fuggito, pronto a tutto, perché aveva paura di fare la signorina in carcere.

Eppure alle donne (non tutte, grazie al cielo) spesso veri maschi di oggi, la mezza calzetta piace, induce addirittura a chiedere indulgenza.

In una simile parabola dell’arroganza il Comandante Schettino presenzia a talk show, viene invitato dal circo dell’orrido che a fianco ai video delle esecuzioni, alle immagine dei massacri, vorrebbe assuefarci al sangue e al peggio, per addirittura essere invitato ad esprimere la sua opinione all’università. Eh si perché un’opinione, per non dire una comparsata, non si nega a nessuno.

Emuli del peggior Maurizio Costanzo tutti ormai credono di poter concedere anche ai mascalzoni la chance di dire la loro, senza tener in considerazione che l’attenzione che si crea con il favore dei riflettori non è una chance per capire, ma per dimenticare, per perdere il senso del bene e del male, ed è tempo e spazio rubato, guarda caso, alle vere questioni importanti dei nostri giorni.

Accade così che in molti chiedano la grazia per Corona -che a tanti anni di carcere è arrivato per aver collezionato reati su reati, fughe, follie giudiziarie- anziché chiedere maggior severità per Schettino per chi ha ricevuto punizioni apparentemente più miti a fronte di reati, sulla carta, più gravi.

Ma lasciarsi andare, da uomini della strada, a questi conteggi imperiti suona abbastanza ridicolo: è come trovarsi alla cassa di un supermercato e lamentarsi del proprio conto  paragonandolo a quello del precedente cliente esclamando:

Ma come, io ho comprato solo marmellata, lui il filetto, eppure pago di più io!“, e sentirsi rispondere:
Si, caro signore, ma Lei ha acquistato 226 vasetti di marmellata, e l’altro signore tre filetti di manzo, ed è per questo, per la quantità, e non per la qualità, che Lei paga di più“.

Con Corona è accaduto questo, Fabrizio il bello, di marmellata, ne ha acquistata veramente tanta, finendo imbrattato del tutto, e arrivato alla cassa ha trovato chi è stato costretto a fare i conti senza nessuna promozione in corso.
Ecco spiegata la presunta sproporzione tra  la pena per i suoi tanti gravi reati e quella per chi ne ha commesso uno solo ma più grave.

E gli ignavi? Cosa c’entrano con i vili?

Gli ignavi, che Dante nel III canto dell’Inferno definisce come coloro che mai hanno assunto posizione, vivendo senza infamia e senza lode, che per questo “mai non fur vivi“, che si limitarono ad adeguarsi sempre alla tesi del più forte, sono quelli, e sono tanti, che oggi si mettono più favorevolmente dalla parte di chi appare più forte -e spesso invece è vile- ed invocano minor pena per lui, piuttosto che maggior pena per gli altri malfattori.

Sono quelli che vedono, ma tacciono, che per amor del quieto vivere si girano dall’altra parte, che magari sui social network si espongono (alcuni sotto falso nome, diciamolo) ma che nella vita vera preferiscono tirar dritto, noi veneti diremmo “non intrigarse” perché occupandosi della violazione delle regole, quotidiana, che c’è intorno a loro, sentono il rischio di poterne rimanere invischiati.

Ma per “Fabrizio Corona lo scollato” sentono di dover fare qualche cosa: per il vicino che brucia la plastica in giardino avvelenando l’aria ed il terreno no, per chi di fronte a loro prende in giro volgarmente il prossimo non hanno se non riservatissime parole di biasimo, per chi maltratta gli animali nessuna reazione ma, da bravi ignavi, se ne stanno seduti nell’angoletto caldo e tacciono, pronti anzi a protestare se qualcuno, intorno a loro, vuole fare qualche cosa, non accetta d’esser complice: eh no, questo non si fa!

Ma è lui che sbaglia, nel chiedere che gli errori siano puniti, e corrispondentemente è Corona che merita di meno, non Schettino di più, in un mondo che gira ormai al contrario e dove ragionare con buon senso e coraggio significa essere dei pignoli rompi scatole.

Per queste ragioni l’intransigenza verso la violazione delle regole deve tornare a fare capolino per offrire ancora una speranza al nostro famigerato stato di diritto nel quale credo, ritenendomi uno strumento, anche professionale, del diritto quale riparatore dei torti.


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  1. ermes dall'olio Says: febbraio 14, 2015 at 3:42 pm

    Condivido il Suo commento molto intelligente e “delicato”. Per quanto mi riguarda con la mia esperienza di “storico” su mezzi di trasporto a traz. animale, cultura della civiltà contadina, avendo un pò studiato da Prete e con istruttori di Cavalleria che mi hanno insegnato altre regole mi sentirei di dire che; “è chiaro e lampante che l’attuale Governo non eletto da nessuno già da anni in combutta con affaristi e mafiosi ha imboccato la strada di aiutare e difendere i “malviventi”. Se guardiamo in fino, in tutti i campi, dalla giustizia alla produzione delle mozzarelle NON FUNZIONA PIU’ NIENTE !! Siamo arrivati al capolinea. Ora chi ha una buona idea la deve tirare fuori, la missione da compiere è … DEVONO ANDARSENE TUTTI A CASA e restituire i soldi rubati ai cittadini !! ” Un saluto e un augurio di buon proseguimento. Ermes