La bufala della privacy ai tempi di Facebook

La bufala della privacy ai tempi di Facebook

Avv. Nicola Todeschini Diritto di internet

Ha fatto il giro della rete il post bufala, approdato che su Facebook secondo il quale la nostra privacy sarebbe stata in pericolo se non avessimo rispettato i presunti consigli di sedicenti avvocati che suonavano più o meno così:

nuova privacy hoax

Molti lo hanno diffuso, e si è creata la solita psicosi che suggerisce, nel dubbio, di aderire.

Esistono in verità siti internet che si occupano, con profitto, di svelare le bufale del web e meriterebbero d’essere consultati prima di cedere alla tentazione ma quando si parla di privacy un certo timore forse è anche comprensibile.

L’argomento in realtà è un altro: siamo noi a non dover divulgare, né su Facebook né al parrucchiere, i nostri segreti, poiché l’unica differenza consiste nella diffusione straordinaria del secondo mezzo rispetto al primo. Non è una differenza da poco, dato che spesso, chi deve assumere prima da un’occhiata al profilo Facebook del candidato potendone ricavare argomenti che potranno portare anche a rinunciare al colloquio.

Spesso trattiamo facebook come un confidente, guardandoci bene dal selezionare il pubblico che potrà leggere i nostri contenuti. Consiglio sempre di farlo: esiste la possibilità di creare “liste” di “amici”, assegnando loro diversi permessi così da selezionare il pubblico di un post più confidenziale rispetto a quello di un post pubblico.

Ma se abbiamo pubblicato un “post pubblico” siamo veramente perduti?

Non è vero che abbiamo perduto il diritto di proteggere i nostri dati dalla loro non consentita diffusione ! Qualificare come “pubblico” un post, contenete magari una foto, non significa rinunciare ai diritti che vi sono ricollegati, pensate per esempio anche a quello d’autore (sia il diritto morale che patrimoniale).

Lo sfruttamento dell’immagine sarà sempre e comunque salvaguardato e nessuno ce la potrà rubare né per accaparrarsene la paternità né tanto meno per sfruttarla guadagnandoci denaro o tanto più per denigrarci.

Lo ha stabilito anche il Tribunale di Roma, IX sezione, proprio nel 2015 assicurando che la pubblicazione su Facebook non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici.

Ma i furbetti della rete sono tanti, e spesso vestono addirittura la toga: io stesso ho dovuto agire contro un collega che aveva ben pensato di copiare ed incollare miei saggi nel suo sito web e riteneva anche di aver diritto di farlo! Poi è stata condannato ad inserire la fonte ed a risarcirmi il danno (che peraltro non ha mai pagato non avendo beni intestati nonostante vantasse d’essere un principe del foro romano….con il conto però in rosso).

Se volete ascoltare un brevissimo riassunto, in questa guida audio, ascoltate l’intervista che Radio Padova mi ha chiesto di rilasciare in argomento, si tratta di soli 3 minuti.


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