Cani liberi in maneggio: chi paga?

Cani liberi in maneggio: chi paga?

Avv. Nicola Todeschini Riparazione dei torti, Risarcimento danni

E’ una domanda che non dovremmo nemmeno porci, perché la risposta è chiara: pagano il proprietario del cane e pure il gestore del maneggio che non abbia imposto la conduzione sicura del cane ed impedito la violazione della regola di prudenza.

Eppure molto spesso assistiamo a scene assai diverse: cani, ma anche maiali (ultima moda scellerata), condotti in maneggio, nei centri equestri, addirittura ai concorsi, senza alcuna cautela e nella speranza che non accada nulla. Molti sono ben educati, e non arrecano alcun fastidio, sanno bene di non dover “frequentare” da vicino i cavalli e tanto meno di poter gironzolare nei campi adibiti all’utilizzo dei cavalli, ma può accadere anche l’imprevisto: una fuga, un forte rumore che li spaventi, ma sempre più spesso la maleducazione del proprietario che non li sa governare, e l’incidente si può verificare.

Ci sono cavalli che non si scompongono, ma altri sono invece paurosi, e non è infrequente che si facciano male pure loro, oltre ai loro cavalieri se disarcionati magari da una sgroppata imprevista.

In tal caso che succede?

Il proprietario del cane ne risponde, con il suo patrimonio, ma non è detto che sia assicurato e tanto meno che il suo patrimonio sia capiente, e quindi è frequente che il danneggiato agisca anche nei confronti della struttura invocando una sua responsabilità per non aver garantito ambienti sicuri allo svolgimento dell’attività.

Non si tratta di una sciocca ripicca, e tanto meno, come qualcuno erroneamente crede, di un “cavillo”, ma della pacifica violazione del dovere, di chiunque gestisca un impianto sportivo, conduca un’attività sportiva, organizzi un evento sportivo, di approntare tutte le cautele volte a prevenire evitabili situazioni di pericolo.

Ma allora che cosa dovrebbe fare il gestore del maneggio, del circolo, per andare esente da responsabilità?

Non dovrebbe, anzitutto, lasciare che i cani circolassero liberi ovunque senza controllo.

Dovrebbe invece prevedere nel proprio regolamento il divieto espresso, vigilare affinché sia rispettato…insomma, se non si da da fare, e lo fa bene, deve sapere di poter andare incontro a responsabilità anche di valore economico importanti: pensa se a farsi male è un cavallo anche di valore, se il cavaliere subisce un danno biologico rilevante (non è infrequente, purtroppo, cadere da cavallo a patire danni importanti alla colonna vertebrale). Ma vorrei aggiungere che accanto, anzi prima, delle responsabilità civili ci sono quelle morali, che suggeriscono sempre di fare del proprio meglio per evitare che dalla nostra disattenzione altri subiscano un danno, sia che debba affrontare le olimpiadi che semplicemente si dedichino alla loro attività amatoriale preferita.

Quali danni potrebbero essere richiesti?

Il danno biologico per le lesioni subite dal cavaliere, ma pure quello morale ed esistenziale per la sofferenza interiore e per la forzata inattività. E se si fa male il cavallo il danno si estenderà anche alla sua diminuzione di valore (se il danno sia serio), alle spese di cura, di custodia versate nonostante l’inattività; ma sarà inoltre invocabile pure il danno non patrimoniale del cavaliere che debba rinunciare a montare il cavallo, sia che si tratti di competizioni che di semplice attività amatoriale, o che debba addirittura rinunciare per sempre al rapporto con l’animale (c.d. perdita del rapporto con l’animale).

C’è l’assicurazione, si dirà: certo, dovrebbe esserci, anzitutto, ma siamo sicuri che coprirà con la propria garanzia anche la colpa grave del gestore? Un bel dilemma: anche seconda la federazione italiana sport equestri è pericoloso lasciar circolare i cani senza guida in maneggio, e quindi non fare nulla per ovviare all’inconveniente significa essere particolarmente disattenti, e violare al contempo regola delle Federazione di appartenenza, con la conseguenza, alla quale non si fa frequente attenzione, che l’assicurazione potrebbe negare copertura.

Potrebbe negarla, nel primo caso, per colpa grave (se tale grave violazione della diligenza sia espressamente esclusa), ma pure se il contratto preveda che la copertura sia esclusa ove vengano violati precetti delle federazioni di riferimento.

E non dimentichiamo che poi esistono le sanzioni disciplinari che la Federazione commina in tali casi.

Vale la pena rischiare?

 


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  1. Iztok Says: gennaio 30, 2017 at 9:31 pm

    invece lo vedo stupido – molto stupido. Chi va a cavallo sono cazz… suoi! e il cavaliere che deve osservare e prevedere. Per questo esistono le patenti!

    • Avv. Nicola Todeschini Says: gennaio 31, 2017 at 5:17 pm

      La ringrazio per il Suo puntuale e cortese commento, ma temo che non abbia compreso nulla.
      Le patenti non servono per evitare con un animale senza custodia infastidisca un cavallo, semmai per accertare l’avanzamento di competenze del cavaliere.
      Ed inoltre, che piaccia, o Le paia -addirittura- “stupido”, non vale a cambiare le regole, alle quali anche Lei deve uniformarsi, soprattutto se agisce in qualità di istruttore. E’ invece certo vero che un cavaliere deve cercare di crescere e sapere contenere, nel limite del possibile, anche le reazioni impreviste del cavallo, ma ciò non toglie che la maleducazione di chi non custodisce il proprio animale arrecando danno a terzi possa mai passare in secondo piano. Alla luce delle mie regole di comportamento questo non accade, e non accada e nemmeno alla luce delle regole del codice civile italiano.
      cordialmente