Green Hill: fu maltrattamento, arriva la condanna storica.

Green Hill: fu maltrattamento, arriva la condanna storica.

Avv. Nicola Todeschini Risarcimento per la perdita dell'animale d'affezione

A Green Hill fu commesso il reato di maltrattamento contro i poveri beagle !

Il Tribunale di Brescia condanna:

– Renzo Graziosi, veterinario dell’allevamento e Ghislane Rondot, co-gestore di “Green Hill 2001” a 1 anno e 6 mesi
– Roberto Bravi, direttore dell’allevamento condannato a un anno più risarcimento delle spese

Sospende dall’attività, per due anni, i condannati e confisca i cani.

E’ assolto, invece, Bernard Gotti, co-gestore di “Green Hill 2001”

Il reato contestato è quello di maltrattamento e di uccisione di animali (articoli 544bis e 544ter del Codice penale)

Sotto accusa era il “sistema Green Hill” secondo il quale venivano uccisi tutti gli animali affetti da patologie che li rendevano “inutili” per le sperimentazioni. Bastava una dermatite, pur facilmente curabile, racconta nel proprio comunicato la LAV, per dare la morte ai poveri cani.

Tra il 2008 e il 2012 si discute della morte di 6023 cani: secondo il consulente del P.M. almeno 40 cani sono stati uccisi senza ragione, molti venivano trascuranti nonostante fossero malati, e la morte pare venisse data ai poveri cuccioli grazie ad un’iniezione di tanax senza preanestesia e quindi provocando, prima della morte, gravi sofferenze. Ma secondo l’accusa molti cani hanno trovato la morte semplicemente perché abbandonati al loro destino.

Ma nemmeno le condizioni di custodia dei cani erano “normali” perché pare che oltre 100 siano morti a causa di lettiere non a norma, in un ambiente inadatto alla vita dei cani anche per l’insalubrità dell’aria.

Insomma anche la vivisezione, pur da molti combattuta, non trasforma l’animale in un oggetto sul quale accanirsi senza rispetto alcuno, e quanto accaduto a Green Hill ha scandalizzato proprio per la mancanza di rispetto per queste creature già sacrificate alla sperimentazione.

La sentenza, storica, deve far riflettere quanti ancora credono che l’animale sia un oggetto nelle mani del suo padrone e, pur vedendo episodi spesso purtroppo assai vicini, ascrivibili al maltrattamento, tacciono, o peggio giustificano il maltrattamento con la consuetudine, altre volte con lo sport, con l’addestramento.

Siamo tutti chiamati a maggior sensibilità e soprattutto a non chiudere mai un occhio perché la nostra società non è ancora per nulla pronta ad accogliere una cultura rispettosa della dignità degli animali.

Vi invito ad iscrivervi alla newsletter dello studio per essere sempre informati sul diritto alla riparazione dei torti derivanti anche dal maltrattamento di animali e alla loro uccisione, nonché a leggere i contributi dell’avv. Nicola Todeschini in materia di diritto al risarcimento del danno da perdita dell’animale d’affezione perché la nostra battaglia per una giurisprudenza più sensibile è la vostra battaglia.

Approfondimenti:

N. Todeschini: Della serietà del danno da perdita dell’animale d’affezione. In Persona e Danno.


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